Generazione Greta. Perchè Cacciari e i vecchi colti non capiranno mai

Greta si rivolge ai ragazzi sapendo che le nuove generazioni sono già ambientaliste, per nascita. Non ascoltano parole, prediche o reprimende, imparano facendo, vivendo, apprendono per via empatica, copiando e replicando modelli. Il pensiero ecologico si attiva per via empatica, facendo sentire ai ragazzi che sono parte di movimento collettivo. Esattamente quella dimensione politica e collettiva, che è mancata negli ultimi anni.


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Notre Dame. Anche le cattedrali bruciano

La forza di quelle immagini non deve in alcun modo suscitare in noi interpretazioni millenaristiche e da fine del mondo. Un incendio, ancorché spaventoso, non è il segno della fine della storia, di una religione, di una cultura.


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Pensare il territorio fuori dalle trappole dei beni assoluti

Quando negli anni Cinquanta ci siamo lasciati alle spalle il mondo contadino, la nostra agricoltura, la cura del paesaggio e di quell’Italia minore che pure aveva fatto la grandezza del nostro Paese. In quella metamorfosi descritta da Pierpaolo Pasolini, abbiamo voltato le spalle ad un modo di essere, ad uno stile di vita, povero ma legato alla cura della natura, da cui ci siamo definitivamente distaccati.


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Dal coraggio dei bambini dirottati, una lezione per tutti

Il male c’è, è tra noi, esplode, si maschera e poi esplode, non ha colore, non ha nazionalità, nasce dal malessere, dalle sofferenze più remote, dalle frustrazioni più banali. Come possiamo difenderci? L’antidoto - lo hanno dimostrato ieri i fatti di Milano - è la tenuta del sistema, educare i ragazzi a non avere paura, avere forze dell’ordine preparate, insegnanti consapevoli, magistrati che sanno ricostruire i fatti e leggere le connessioni. 


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La geografia di un’aula universitaria

Secondo Tanya Menon - docente americana, studiosa di dinamiche di gruppo - farei bene a cambiare subito di posto i miei studenti, forzando la nascita di gruppi eterogenei. Le abitudini e le ripetizioni, fare sempre le stesse strade o mangiare negli stessi luoghi, limitano le nostre vite riducendo gli incontri imprevisti che sono esattamente quelli che possono aiutarci nel momento del bisogno. Ciascuno di noi applica automaticamente dei filtri sociali e ambientali, che ci fa giudicare le persone e rifuggire tra quelle che ci sembrano più simili a noi.


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Global strike for future. Milano 15 marzo 2019. Noi ci siamo!

Quando avevo più o meno otto anni, sentii parlare per la prima volta del cambiamento climatico, o riscaldamento globale. Ricordo di aver pensato quanto fosse strano che gli umani fossero in grado di alterare il clima mondiale. Ma nessuno ne parlava, mai. Se la combustione di fonti fossili fosse una minaccia esistenziale, come potremmo mantenere lo status quo? Perché non sono state imposte restrizioni? Perché non è stato reso illegale?


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In un mondo alla rovescia chi produce armi parla di responsabilità sociale

Un imprenditore che nel nostro Paese offre servizi di welfare, asili nido e assistenza ai propri dipendenti e poi, con serenità, si arricchisce nel fiorente mercato delle armi mondiale, deve sollevare la nostra domanda etica. A noi piace ricordare che le armi prima o poi uccidono e che il nostro benessere non può poggiare mai sul dolore di altre vite umane. Dovercelo ricordare è forse una delle spie più preoccupanti del nostro tempo.


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Se le piazze si allagano è una buona notizia

Se tutto il resto del mondo lavora per evitare gli allagamenti nelle città, per fare defluire le acque il più rapidamente possibile, la città di Rotterdam ha deciso di fare proprio il contrario, inventando le piazze che si allagano. Piazze che quando piove diventano piccole piscine per il gioco dei bambini, muniti di stivali e impermeabili.


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Tutta colpa della scrivania? Come cambiano gli spazi del lavoro

La guerra è stata da tempo dichiarata.
Scrivanie, cassettiere, armadietti, spazi chiusi, ogni traccia residua di privacy sono state messe al bando, obsolete espressioni di un capitalismo che fu. La nuova frontiera dell’organizzazione del lavoro nelle grandi aziende multinazionali passa attraverso una radicale sovversione degli spazi. Da dove viene tanta improvvisa antipatia per le scrivanie?


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Ci siamo dentro tutti in questo mare. E il naufragare non è affatto dolce

E’ questo il Mediterraneo raccontato da Armin Greder (Orecchio Acerbo editore e Amnesty International, 2017): uno spazio dilatato e incerto che tiene insieme due sponde opposte, due mondi, le loro economie, le storie personali e collettive che in questo mare si confondono. Una dolente meditazione di sole immagini.


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