2012-2018. A 6 anni dal sisma dell'Emilia 

La ricostruzione parte dall’idea di tornare al com’era, dov’era iniziale, possibilmente facendo presto. L’onda lunga di un disastro dimostra invece che il percorso è meno lineare di così: il disastro non è un incidente di percorso, un’emergenza da affrontare tornando in carreggiata il prima possibile; invece, è un cambiamento di percorso, che impone di capire verso quali nuove destinazioni ci si sta dirigendo. Il reportage di Luca Salerno e Giovanni Vecchio racconta l'Emilia a sei anni dal sisma: niente è come prima. La Bassa emiliana non è la stessa del 2012: lo vediamo da come sta andando avanti la ricostruzione e soprattutto ce lo raccontano le voci di alcuni testimoni locali impegnati, a diverso titolo, nella gestione dell’emergenza e del post-terremoto. La zona colpita dal terremoto è cambiata dopo il sisma, ma il disastro ha soltanto reso più evidenti alcune trasformazioni più profonde che erano già in corso. Un sincero grazie a Katia Motta, Fernando Lugli e Chiara D'Orazi per averci guidato nell'esplorazione di questi territori.

Entriamo nelle zone del terremoto da San Felice sul Panaro, dove ruderi e ponteggi si compenetrano dal 2012.

Concordia sulla Secchia era già in forte crisi demografica prima del sisma. E la ricostruzione, partita dai portici del corso principale, dà priorità soltanto al ripristino della sua vecchia immagine.

Le case sul retro del corso permangono invece in stato di forte abbandono e pressoché disabitate.

Ci si aggrappa anche a piccoli messaggi di speranza appesi a puntelli di legno ormai scuriti dal tempo (San Felice sul Panaro).

Gettate di cemento, parcheggi, allacciamenti fognari e cabine elettriche: le casette temporanee per gli abitanti di Rovereto lasciano impronte che difficilmente spariranno.

La ricostruzione non è partita ancora ovunque. Di questo edificio di edilizia popolare a Cavezzo oggi rimangono solo le fondamenta.

La campagna è costellata di ruderi agricoli. Gli edifici ricostruiti abbandonano i colori tradizionali per assumere tinte shocking.

La chiesa di San Possidonio, costosa da ricostruire e con fedeli in continuo calo, tornerà ad essere com’era?

I ponteggi rendono ancora più imponente il municipio di Concordia, edificio monumentale che governa un paese di ormai soli 8000 abitanti.

A Cavezzo qualcuno ha dovuto spostare la propria pizzeria nel giardino di casa (e lì è rimasta).

Costruzioni nuove ma non innovative: gli edifici della ricostruzione non osano sperimentare con forme, materiali e tecnologie.

Il centro socio-sanitario di San Felice, progettato da Mario Cucinella e alcuni giovani architetti emiliani, è un esempio in controtendenza di sostenibilità ambientale, linguaggio contemporaneo e nuovo mix funzionale.

Il Learning Garden di Carlo Ratti è una struttura che aggiunge spazi di qualità alla scuola temporanea di Cavezzo che, costruita in poche settimane, si appresta ad affrontare metà del prossimo secolo.

Nella fretta di ricostruire gli edifici della comunità di San Felice sul Panaro, lo spazio pubblico è stato concepito senza nessuna cura.

La ricostruzione parte dall’idea di tornare al com’era, dov’era iniziale, possibilmente facendo presto. L’onda lunga di un disastro dimostra invece che il percorso è meno lineare di così: il disastro non è un incidente di percorso, un’emergenza da affrontare tornando in carreggiata il prima possibile; invece, è un cambiamento di percorso, che impone di capire verso quali nuove destinazioni ci si sta dirigendo. Il reportage di Luca Salerno e Giovanni Vecchio racconta l'Emilia a sei anni dal sisma: niente è come prima. La Bassa emiliana non è la stessa del 2012: lo vediamo da come sta andando avanti la ricostruzione e soprattutto ce lo raccontano le voci di alcuni testimoni locali impegnati, a diverso titolo, nella gestione dell’emergenza e del post-terremoto. La zona colpita dal terremoto è cambiata dopo il sisma, ma il disastro ha soltanto reso più evidenti alcune trasformazioni più profonde che erano già in corso. Un sincero grazie a Katia Motta, Fernando Lugli e Chiara D'Orazi per averci guidato nell'esplorazione di questi territori.

Entriamo nelle zone del terremoto da San Felice sul Panaro, dove ruderi e ponteggi si compenetrano dal 2012.

Concordia sulla Secchia era già in forte crisi demografica prima del sisma. E la ricostruzione, partita dai portici del corso principale, dà priorità soltanto al ripristino della sua vecchia immagine.

Le case sul retro del corso permangono invece in stato di forte abbandono e pressoché disabitate.

Ci si aggrappa anche a piccoli messaggi di speranza appesi a puntelli di legno ormai scuriti dal tempo (San Felice sul Panaro).

Gettate di cemento, parcheggi, allacciamenti fognari e cabine elettriche: le casette temporanee per gli abitanti di Rovereto lasciano impronte che difficilmente spariranno.

La ricostruzione non è partita ancora ovunque. Di questo edificio di edilizia popolare a Cavezzo oggi rimangono solo le fondamenta.

La campagna è costellata di ruderi agricoli. Gli edifici ricostruiti abbandonano i colori tradizionali per assumere tinte shocking.

La chiesa di San Possidonio, costosa da ricostruire e con fedeli in continuo calo, tornerà ad essere com’era?

I ponteggi rendono ancora più imponente il municipio di Concordia, edificio monumentale che governa un paese di ormai soli 8000 abitanti.

A Cavezzo qualcuno ha dovuto spostare la propria pizzeria nel giardino di casa (e lì è rimasta).

Costruzioni nuove ma non innovative: gli edifici della ricostruzione non osano sperimentare con forme, materiali e tecnologie.

Il centro socio-sanitario di San Felice, progettato da Mario Cucinella e alcuni giovani architetti emiliani, è un esempio in controtendenza di sostenibilità ambientale, linguaggio contemporaneo e nuovo mix funzionale.

Il Learning Garden di Carlo Ratti è una struttura che aggiunge spazi di qualità alla scuola temporanea di Cavezzo che, costruita in poche settimane, si appresta ad affrontare metà del prossimo secolo.

Nella fretta di ricostruire gli edifici della comunità di San Felice sul Panaro, lo spazio pubblico è stato concepito senza nessuna cura.

Condividi il post

Aggiungi un commento