Abitare su misura. Nuove forme dell’abitare 

L’origine del progetto Sportello CasaNel contesto biellese un cambio di passo e di strategia ha preso avvio nel 2015 in coincidenza con i lavori di formulazione del Piano di Zona, all’interno del quale inizia a emergere la necessità di rispondere in modo più preciso ed efficace alle nuove domande abitative. Intorno al primo tavolo di lavoro ci sono i due consorzi socio-assistenziali attivi nel contesto: il Consorzio IRIS e il Consorzio CISSABO, con le rispettive aree di competenza biellese occidentale e biellese orientale, Consorzio Il filo da tessere, consorzi che lavorano nel campo della risposta sociale e delle nuove povertà. Il punto di partenza dei due Consorzi sono i dati raccolti da Osservabiella (2013) che sul tema della casa riportavano due fenomeni concomitanti: un incremento del 50% degli sfratti rispetto al quinquennio precedente e una quota pari al 17% relativa agli appartamenti vuoti.Abbandono del patrimonio e crollo dei valori immobiliari (sia delle vendite che degli affitti) hanno sia effetti sociale che effetti territoriali.Come osservato dalle indagini immobiliari, “l’evidenza dei dati sull’abbandono e l’aumento delle procedure di sfratto riflette l’andamento più generale del valore immobiliare degli edifici: nel 2008 l’affitto di un appartamento nella zona centrale della città aveva un canone mensile che si aggirava intorno ai 450 euro al mese, nel 2013 un appartamento nella stessa fascia aveva un valore di 370 euro circa.  La curva di decadimento del valore degli edifici genera in parallelo due fenomeni: le famiglie con reddito medio-basso hanno accesso ad un panel di appartamenti più ampio, le famiglie di piccoli proprietari confidano in una quota inferiore derivante dalle seconde cose” (Report gruppo di lavoro)I consorzi - e qui sta l’intuizione più innovativa del nascente progetto - comprendono l’emersione di due bisogni fino ad allora non armonici: da un lato, la necessità dei piccoli proprietari di riuscire a maturare piccole rendite sui loro appartamenti e a non lasciarli sfitti; dall’altra, una domanda crescente di famiglie a reddito medio-basso alla ricerca di condizioni economiche più adeguate ai loro redditi.Il Progetto Sportello Casa (che nasce nell’ambito del Progetto Accoglienza Plurale) viene sostenuto anche dal Consorzio Filo da Tessere, promotore di iniziative nell’ambito dei servizi alla persona e all’integrazione di soggetti in condizione di disagio sociale ed economico, con l’attivazione di uno sportello telefonico che raccoglie le disponibilità dei proprietari a concedere in locazione immobili con canone da concordare e le esigenze dei richiedenti casa. Dare-ricevere: per un gioco a somma positivaIl Progetto si colloca dunque in una fascia di intermediazione mitigata tra domanda e offerta immaginando un modello virtuoso in cui non c’è chi dà e chi riceve ma un modello a somma positiva in cui chi dà ha vantaggio a dare il proprio appartamento che altrimenti non troverebbe facile collocazione nel mercato e le fasce più fragili possono allargare la loro fascia di mercato accessibile grazie alla mediazione del progetto “come servizio agli inquilini e servizio ai proprietari, che aveva una doppia esposizione: nelle prime fasi non era destinato alla ricerca della casa per le fasce di popolazione più fragili in grave emergenza abitativa e proponeva una soluzione non esposta a particolari rischi per chi concedeva in locazione il proprio immobile”. Fin dalle prime fasi si intuisce, infatti, che il successo del Progetto è legato alla capacità/possibilità di alimentare un mercato sano e positivo, in cui inquilini e locatari abbiamo benefici dal mettersi insieme.Mettere insieme questo servizio è stata occasione di apprendimento da parte dei Consorzi e del personale coinvolti di un nuovo linguaggio e di un nuovo modo di lavorare. L’opera di intermediazione e di combinazione tra domanda e offerta ha richiesto di acquisire nuove competenze in materia di apprendimento diffuso del linguaggio giuridico e immobiliare, di costruzione di atti formali e di costruzione di un sistema concertato di risposta alla richiesta abitativa (costruzione di una rete territoriali tra consorzi, cooperative, associazioni di volontariato, finanziatori, amministrazione pubblica e agenzie immobiliari).In fase di avvio del progetto, ci si è avvalsi del supporto e della collaborazione di consulenti legali per la stesura di accordi di ospitalità, comodati d’uso, accordi di convivenza, da un lato, e sono state coinvolte le amministrazioni comunali per identificare i destinatari beneficiari del servizio offerto.Nella prima fase di avviamento del Progetto è stata particolarmente curata la modalità di selezione dei nuclei familiari e la loro profilazione.Sono stati stabiliti parametri base relativi a reddito medio su base mensile, affidabilità del nucleo e disponibilità dei partecipanti a sottoscrivere un contratto di reciprocità e scambio.Come si evince da queste caratteristiche la scelta dei nuclei familiari è basata su un doppio criterio, la presenza di un reddito minimo disponibile in grado di sostenere le spese d’affitto e la disponibilità ad accogliere lo spirito del Progetto mettendo a disposizione risorse non economiche come il tempo e alcuni servizi volontari.Questo aspetto è degno di nota, nell’ottica dell’abitare come servizio e in una intermediazione abitativa e non solo di ordine immobiliare, il Progetto vuole valorizzare la dimensione relazionale e di mutuo scambio.In questa direzione nel panorama italiano, in forme diverse ma comparabili era stato concepito il Villaggio Barona di Milano, che inizialmente prevedeva il pagamento in servizi di una delle mensilità dell’affitto, lavorando per un incremento dei valori relazionali e di condivisione all’interno del progetto. Innescare meccanismi virtuosiIl Servizio - così come affermato nei documenti di disegno della politica abitativa - inizialmente era stato pensato per le persone fragili ma non in situazione di emergenza abitativa, configurandolo non tanto come “servizio per gli inquilini”, quanto come “servizio per i proprietari”.Questo slittamento di attenzione da chi cerca casa a chi la offre costituisce un punto di osservazione importante.Per la prima volta si comprende che il valore più importante dell’agire cooperativo e pubblico risiede nel generare meccanismi virtuosi in grado di allargare la rosa delle risposte possibili.Non è necessario creare un mercato parallelo, pienamente e solamente sociale. Vivacizzare il mercato esistente, attivare la partecipazione dei proprietari, lavorare sulla fiducia e sul sistema delle garanzie, così da moltiplicare l’offerta è stata l’intuizione fondamentale.Il progetto ha rafforzato la consapevolezza di quanto sempre di più, in un periodo dove le risorse vanno sempre più ricercate nella comunità stessa, “sia essenziale dotarsi di servizi di ‘mediazione sociale’, che facilitino l’incontro di bisogni, sostenendo e monitorando l’evoluzione delle relazioni (anche contrattuali), garantendo la presenza all’insorgere delle prime difficoltà” (Report gruppo di lavoro).Il progetto ha sollecitato sul territorio la costruzione di una rete di fronteggiamento del disagio abitativo che prima era presente solo a livello 'embrionale': attraverso la collaborazione questa rete (fatta di Consorzi Socio Assistenziali, associazioni di volontariato, associazioni di categoria, fondazioni bancarie, amministrazioni locali, agenzie immobiliari, singoli cittadini proprietari di immobili o semplicemente portatori di competenze tecniche specifiche) ha iniziato  a conoscersi e a riconoscersi come entità definita e potenziale risorsa per la comunità. L’avvicinamento del mondo sociale e del mondo immobiliare è probabilmente una strada obbligata in un contesto in cui per tanto tempo la costruzione e il possesso di immobili sono stati riconosciuti come il più sicuro investimento per valorizzare i patrimoni familiari e che ora si deve confrontare con la precarietà.Ricomporre la distanza tra dimensione immobiliare e dimensione sociale è un tema fortemente contemporaneo che consente alla dimensione pubblica e amministrativa di uscire dalle sue angustie è cruciale.  Un sistema di questo tipo infatti rischia di agire su microcircuiti relazionali di persone già molto motivate e orientate agli altri.Persone con alta motivazione intrinseca si appoggiano ad un mercato a garanzia sociale sia per interesse privato che per senso di responsabilità civile. Il problema è che accedendo ai soli “già motivati” non si può costruire un mercato sano e aperto. In breve tempo si arriverà a saturare le reti conosciute e non si avrà più possibilità di allargare il proprio mercato.Dunque bisogna introdurre nel sistema nuovi attori (attori che non hanno motivazione intrinseca ma si muovono entro un sistema di convenienze) e lavorare sulla produzione di un sistema di fiducia. E’ chiaro che la fiducia si basa si una varietà di fattori: sul numero di contratti andati a buon fine, sulla reputazione crescente del sistema, sulle garanzie economiche date, sulla capacità di comunicazione del progetto.I primi Report del progetto stesso confermano la gerarchia delle aspettative dei proprietari. “In generale, è emerso che le garanzie maggiormente richieste dai proprietari sono: selezione inquilino ‘referenziato’ 41%, certezza dell’affitto 24,1%, mediazione di ente terzo 12%, aiuto nel liberare l’alloggio se le cose non andassero bene 8,4%, contratto di lavoro a tempo indeterminato 6%, tutela dell’immobile 4,8%, monitoraggio della relazione con l’inquilino 3,7%” (Report gruppo di lavoro).Al primo punto troviamo dunque l’aspettativa di un inquilino referenziato. Il bene casa è un bene a tale valore simbolico personale che la scelta del destinatario è cruciale. I proprietari, soprattutto quando anziani, mettendo a disposizione il proprio immobile o appartamento concedono qualcosa di sé, del proprio passato, del proprio universo affettivo. Per questa ragione le qualità e l’affidabilità dell’affituario costituiscono il primo criterio con cui scelgono questa modalità; persino la certezza che gli inquilini paghino è ritenuta secondaria rispetto alla reputation del proprio inquilino. Un dato da non sottovalutare affatto. Lavorare sulla selezione, l’individuazione, l’educazione stessa all’abitare dei futuri inquilini è un tema di policy da considerare come parte del lavoro dello Sportello, un campo che andrebbe meglio accresciuto e curato.Nell’idea iniziale di Sportello Casa c’era un’importante idea di reciprocità. L’incontro tra una offerta abitativa, da parte di proprietari interessati ad avere inquilini “sicuri e affidabili” e una domanda di case da parte di persone con lavori precari o senza lavoro, poteva essere risolta introducendo “servizi non monetari”. Un’idea certamente innovativa, anche se difficile da realizzare sul piano pratico per l’assenza di regole del lavoro sufficientemente flessibili.É questo il caso il caso in cui l’innovazione sociale dal basso fatica ad essere implementata per un ritardo sul piano legislativo nell’accogliere una armonizzazione tra contratti di lavoro e contratti di locazione. Il campo è, da subito apparso, sotto la guida di esperti legali, più accidentanto e problematico del previsto. In quale modo regolare prestazioni professionali in cambio di un contratto di affitto ad uso gratuito? In quali modi sono immaginabili compensi non monetari? Il panorama italiano non suggerisce sperimentazioni in cui trovare appoggio. Se è possibile immaginare forme volontarie di servizio che si affianchino, più difficile appare ad oggi la possibilità di inventare nuove formule di locazione, fuori da quelle convenzionali.L’intero percorso (dall’accoglienza allo ‘sgancio’) ha assunto come presupposto la coprogettazione con i destinatari (sia inquilini che proprietari). Il Patto di Servizio è stato individuato come lo strumento attraverso il quale tutti i soggetti coinvolti si sono assunti formalmente gli impegni reciproci prevedendo i risultati attesi dai vari sottoscrittori, le modalità di monitoraggio e di verifica. Inoltre, quattro sono stati i beneficiari inquilini che hanno partecipato ad attività di restituzione a favore di altri inquilini (piccole manutenzioni, aiuto nel trasloco).Certamente un risultato importante sul piano delle relazioni sociali e della assunzione di responsabilità. Resta un tema di ricerca cruciale aperto. Certamente in futuro dovremo capire se e come superare impasse di tipo burocratico e disegnare percorsi nuovi soprattutto legati alle fasce più giovani senza lavoro. La questione resta aperta. Cambiamenti di rotta e nuove domandeNella mission dello Sportello, qualcosa è cambiato lungo il percorso, ridefinendo in modo differente la fisionomia degli utenti. Che cosa è stato determinante? Perchè si è modificata la strategia iniziale? Così riportano i Report dello sportello tale mutamento di rotta. “Il Servizio ha previsto sia accesso diretto sia accesso su segnalazione di servizi sociali di territorio/associazioni e si è rivolto inizialmente e prevalentemente agli inquilini in cerca di soluzioni abitative più sostenibili. Gli inquilini dovevano avere un reddito minimo, la referenza di un'affidabilità (non aver avuto sfratti precedenti), la disponibilità a svolgere attività restitutive. Nel mese di ottobre, a fronte dell'individuazione di alcune criticità (da una parte la difficoltà da parte delle persone a cambiare casa se non in situazione di estrema necessità e dall'altra la necessità dei proprietari di 'sentirsi garantiti'), si è ritenuto opportuno modificare la 'fisionomia' del Servizio, prevedendo come target anche nuclei familiari con redditi bassi che fossero obbligati a lasciare la propria casa e impostando lo Sportello più come Servizio a favore degli inquilini che dei proprietari” (Report gruppo di lavoro).Qui sta lo snodo più importante del Progetto, quello che può segnarne il fallimento o viceversa un ripensamento fertile in corso d’opera.Negli ultimi due anni, nel comune di Biella si è registrato un incremento del numero di sfratti, indizio di un rinnovato impegno delle istituzioni sul proprio patrimonio e di un crescente fenomeno di impoverimento della popolazione (in particolare delle fasce più fragili, stranieri, donne straniere con figli, ecc.). Gli sfratti ricadono sull’ordinario lavoro dei servizi sociali come un macigno. Richiedono soluzioni immediate e tempestive, di fronteggiare situazioni di particolare vulnerabilità legata alla presenza di donne e minori, attiva una risposta differente da quella ordinaria di uno Sportello Casa che lavora su tempi più lunghi e su percorsi di apprendimento collettivi. Lo sfatto introduce una accelerazione nelle procedure e comporta un forte stress per i servizi.Come rispondo? In quale modo mi faccio carico della sofferenza generata dall’agire pubblico? Come si ottempera alla chiamata sociale del mio servizio? Quale impatto sulla comunità avranno le azioni di forza senza risposta?E’ chiaro che se lo guardiamo dall’ottica dei Servizi Sociali l’emergenza prevale sull’ordinario. Impone nuove regole, precedenze, percorsi. Introduce il dramma dei destini individuali e preme sui servizi perché trovino una risposta.Ma l’emergenza e la sua gestione hanno effetti perversi su processi che avevano provato a lavorare con altre logiche (fuori dall’emergenza, per l’appunto, con percorsi di costruzione della fiducia, con attori nuovi, i proprietari in primis, con le fasce più attrezzate a farcela con un piccolo sostegno). Avere fatto confluire una domanda “molto sociale” entro un processo nato con altre modalità può essere fortemente distorcente. L’abitare come questione culturale Il cambiamento pare essere inoltre stato facilitato da un problema più ampio: la scarsa cultura del cambiamento dei consumi abitativi dei cittadini del territorio biellese. “Si ipotizzava che l’alleanza con associazioni di categoria e soggetti ‘nuovi’ per adeguata pubblicizzazione potesse far superare questa criticità. In realtà si è rilevato come di fondo se le persone non sono obbligate a cambiare casa per le più svariate ragioni (sfratto, inagibilità, barriere architettoniche) difficilmente accettano di farlo, con il rischio di disperdere ore lavoro da parte del Servizio. Pertanto la soluzione adottata è stata quella di 'allargare' le maglie del target, prevedendo un forte coinvolgimento del servizio sociale o delle associazioni, laddove fosse necessario costruire una garanzia più solida nei confronti del proprietario (a fronte di requisiti di maggiore fragilità)” (Report del gruppo di lavoro).L’allargamento ad un pubblico più ampio di utenti può essere dunque nato dalla difficoltà di arrivare ad una fascia meno fragile di persone, più difficile da accontentare e più esigente. Lo Sportello è soluzione fondamentale che chi vi arriva (spontaneamente o su segnalazione dei Servizi Sociali) nel caso di mancanza di alternative, può invece risultare uno dei tanti altri luoghi di mediazione abitativa nel caso in cui le persone abbiamo altre risorse economiche o relazionali da mettere in campo, che le porta prima a vagliare cosa venga proposto dal servizio e poi a preferire proprie strategie di soluzione. In questo caso è evidente che bisogna lavorare sulla qualità di offerta e sulla reputazione del servizio per evitare che venga nel giro di pochi anni assimilato ad un consueto servizio sociale e dunque inneschi strategie di evitamento da parte della popolazione più dinamica e autonoma.I comportamenti abitativi, al pari di altri costumi sociali condivisi, hanno molto a che fare con i valori e le abitudini sociali. Temi come la fiducia, la disponibilità alla condivisione dei beni, l’apertura allo sconosciuto, l’attitudine alla collaborazione e a trovare risposte in modo collettivo e non solo individuale appartiene a quel campo di habitus sociali che una comunità si dà nel tempo.Nel caso biellese sembra esserci anche un problema culturale. La casa viene fatta coincidere con la proprietà e con il nucleo familiare. Ogni idea di condivisione degli spazi, di coabitazione, di co-housing che in altri contesti ha trovato ampio spazio, risulta ancora di difficile accettazione sociale. La casa resta un fatto privato e anche cercare casa una pratica in qualche modo inconsuete persino per le nuove generazioni. Su questo aspetto bisognerà lavorare non solo in termini economici ma soprattutto simbolici e culturali, proponendo nuovi immaginari e valori.

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