HOMES - Hospitality for Minor-Migrants in Enabling Spaces

Ogni anno arrivano in Italia circa 20.000 minori stranieri non accompagnati (M.S.N.A., Direttiva dell’Unione europea 55 del 2001 art.2), prevalentemente tra i 16 e i 18 anni, maschi e femmine (ma con netta prevalenza numerica dei maschi), giunti in Italia senza la famiglia e provenienti da paesi come l’Egitto, il Gambia, la Nigeria, l’Eritrea, il Bangladesh. La stragrande maggioranza di questi ragazzi ottiene un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie della durata di due anni, rinnovabile come permesso di studio o permesso di lavoro. Secondo la nostra normativa, i minori hanno diritto all’inserimento in comunità di accoglienza fino al compimento del diciottesimo anno e a una formazione scolastica in vista dell’acquisizione della licenza media. Molti dei ragazzi non accompagnati hanno come obiettivo un rapido inserimento lavorativo, con la finalità di ottenere un minimo reddito per sostenere se stessi e le famiglie al Paese d’origine.Arrivati in Italia, inizia per loro un periodo di stallo e di attesa, di protezione e di isolamento, in una comunità. Per la gran parte dei ragazzi non accompagnati, la permanenza in comunità minori costituisce l’unica esperienza educativa formalizzata a cui accedono prima di essere nuovamente gettati nel loro “viaggio” verso la vita adulta. Le comunità rispondono ai bisogni primari (avere un letto, imparare una lingua, conseguire un titolo di studio, avere garantito pranzo e cena, socializzare con i pari). Raramente invece hanno la possibilità di sviluppare strumenti per prepararli alla vita (adulta) che li aspetta e alle competenze necessarie, che sono molteplici: saper cercare casa, trovare lavoro, gestire entrate e acquisti, affrontare le necessità burocratiche. Inoltre, difficilmente vengono valorizzate le risorse di cui i ragazzi sono portatori e le capacità che hanno acquisito in precedenza, anche nel corso del lungo viaggio verso l’Europa. Al diciottesimo compleanno viene poi perso il diritto all’accoglienza in comunità per minori. È questo il brusco passaggio con cui i ragazzi si ritrovano a doversi gestire in autonomia; passaggio che spesso porta all’entrata in centri Sprar o centri per senza fissa dimora, non adatti alle loro esigenze.Il progetto HOMESIl progetto HOMES intende indagare alcune forme di accoglienza che permettono il passaggio dalla comunità alla vita autonoma e che possono contribuire a dotare i ragazzi delle competenze necessarie per le esigenze della vita adulta. Tali competenze si riferiscono alla possibilità di comprendere e affrontare esigenze inedite in un contesto ancora non familiare, fornendo gli strumenti necessari per gestire in autonomia le necessità della vita adulta costruire (pratiche burocratiche, gestione del bilancio domestico, ricerca di casa e lavoro…). Le forme di accoglienza indagate configurano nuovi spazi, coinvolgono soggetti inediti, mobilitano meccanismi di apprendimento alternativi; diventano quindi spazi abilitanti, che possono aiutare a costruire le competenze necessarie per la nuova vita autonoma dei ragazzi.Il progetto HOMES analizza e valuta i risultati di tre sperimentazioni in particolare.1. Accoglienza temporanea in famiglia. Esperienze di accoglienza temporanea (brevi periodi), che si rivolgono a specifiche esigenze: ospitalità temporanea (per fine settimana, vacanze o soggiorni di durata limitata); aiuto con esigenze pratiche (come ricerca di lavoro, pratiche burocratiche, necessità mediche); accoglienza nel tempo libero (condivisione del tempo familiare, di attività ricreative, di momenti di socializzazione). L’esperienza coinvolge famiglie che accolgono i ragazzi nelle proprie case, fornendo loro supporto con le diverse esigenze pratiche e non che possono avere. Una sperimentazione in questo senso è quella portata avanti dal progetto Fare Sistema Oltre l’Accoglienza (partner del progetto HOMES).2. L’esperienza del tutoraggio legale volontario. Figure che si prendono cura dei minori, sostituendosi al sindaco solitamente incaricato di esercitare la responsabilità genitoriale sui minori. Sono semplici cittadini che si candidano volontariamente come figure di riferimento per i ragazzi, accompagnandoli tanto nelle necessità burocratiche quanto nelle scelte di autonomia. È un’esperienza di cittadinanza attiva e genitorialità sociale, che configura un ruolo diverso da quello di professionisti come gli educatori che solitamente sono attivi nelle comunità di accoglienza. Nelle diverse regioni italiane sono state attivate procedure pubbliche di selezione dei tutori volontari.3. Sperimentazioni di prima convivenza autonoma (con famiglie o educatori di appoggio). Esperienze di convivenza autonoma, che avvengono in case private insieme a connazionali, italiani o persone di altra provenienza. Si tratta del primo passaggio autonomo in uscita, quando, dopo aver beneficiato delle forme di accoglienza temporanea in uscita dalle comunità, i ragazzi si ritrovano a vivere in autonomia in spazi che possono condividere tra loro. Le esigenze che devono affrontare sono dunque quelle della vita autonoma, dalla gestione dei conti comuni all’organizzazione degli spazi, dalla divisione delle spese al reciproco aiuto I ragazzi possono essere affiancati da figure terze, come educatori, membri delle famiglie che li hanno accolti e tutori. Ma il meccanismo più importante di apprendimento è la peer education, in cui la formazione avviene tra pari, imparando dall’esempio dell’altro, dall’esperienza condivisa, dall’insegnamento reciproco. Una sperimentazione in questo senso sta venendo portata avanti dal progetto TEEN (partner del progetto HOMES).

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